sabato 20 agosto 2011

Chiesa Sacro Cuore e Chiosco Benedettino

La chiesa ed il convento di S. Maria del Gesù (S. Cuore) risalgono alla prima metà del 1500. La chiesa, ad un’unica navata, è stata ricostruita nel 1881. L’adiacente chiostro con 24 colonne in pietra arenaria è del 1521. Sul portone principale del prospetto, un’aquila reale di marmo riccamente istoriata. L’interno presenta: “l’estasi di S. Francesco” tela di A. Biondo (1600) tra le più belle opere del 1600 siciliano; la tela dei “S.s. Cosma e Damiano” del Rodriguez (1620); la tela della “Madonna del Carmelo” del Filocamo (1718); bel “Crocifisso ligneo” attribuito a Frate Umile (1630); “Fonte battesimale” di Andrea Calamech (1567); mausoleo del Barone Pancaldo (sec. XVI.). In una sala dell’attiguo Convento delle interessanti statue lignee (sec. XVII e XVII).
L’adiacente chiostro con 24 colonne in pietra arenaria è del 1521 e 18 con capitelli di ordine dorico e le rimanenti con capitelli di stile corinzio. L'antico convento fù annoverato tra i più grandi e i più belli della val Demone (la Sicilia era divisa in tre grandi circoscrizioni: val Demone, val di Noto e val di Mazara)

Chiesa dell'Annunziata

L’Annunziata, monumentale chiesa (sec. XV), a tre navate divise da 10 colonne di granito, delle quali due di stile corinzio, diverse dalle altre di stile dorico, si presumono provenienti dal tempio di Diana. Il prospetto presenta un magnifico portale del 1587 raffigurante L’ANNUNCIAZIONE. Sul lato sinistro si innalza il maestoso campanile coronato da merli guelfi e ghibellini agli angoli. L’interno presenta un magnifico soffitto ligneo con mensole originarie del 1400 e pregevoli opere d’arte. Sul primo altare di destra si può ammirare in tutto il suo splendore e la sua magnificenza la tavola della “Madonna delle Grazie di Ignoto (sec. XV) il dipinto più antico e pregevole della città;la grande tela dell’ANNUNCIAZIONE” di Antonio Biondo (1599); la tavola della “Circoncisione di N.S.G.C.“ attribuita alla scuola di Polidoro da Caravaggio (sec. XVI); la splendida tavola della “Madonna delle Mercede” di Antonio Giuffrè (sec. XVI); la tela di “Sant’Antonio da Padova” di Ignoto (sec.XVII); un magnifico fonte battesimale (1572); un tabernacolo di scuola gaginesca (sec. XVI). Notevoli le settecentesche decorazioni in stucco. Di gran pregio gli armadi della sacrestia (1751), ed un ostensorio d’argento (sec. XVI). Interessante museo parrocchiale nell’adiacente Palazzo Vasari.
Testi tratti da Wikipedia

Basilica Cattedrale

Il tempio ruggeriano del 1094 ad una sola navata e col prospetto rivolto verso il Palazzo Prelatizio, venne ricostruito tra il 1607 ed il 1642, a tre navate divise da 12 poderose colonne di granito, con cupola ultimata un secolo dopo. Il prospetto che da sulla Piazza Mons. Antonio Franco è impreziosito da un magnifico portale marmoreo di Gabriele de Baptista (1485). Solenne e vasta, di stile rinascimentale, custodisce numerose e preziose opere d’arte. Ricordiamo: la statua marmorea della patrona “S. Lucia” (sec. XV) attribuita al Laurana; il grande dipinto (mq 24) dell’”Assunzione” che occupa l’intera parete di fondo dell’Abside, di Fra Felice da Palermo (1771); la tela di “S. Biagio” di Pietro Novelli (1645); la tavola del “S. Marco” di Deodato Guinaccia (1581); la statua in alabastro roseo dell’”ecce Homo” attribuita ad Ignazio Marabitti (1771); la tela del”Martirio di San Sebastiano” di G. Salerno (sec. XVII); il “fonte battesimale” di Gabriele de Baptista (1485); la tela dell’”Immacolata” di Filippo Iannelli (1676); le sculture della Cappella del Sacramento di Valerio Villareale (1773-1854) impreziosita dal gruppo dell’”Ultima Cena”; “Crocifisso Ligneo” d’Ignoto (1665). Pregevole il coro in noce intagliato attribuito a Giovanni Gallina da Nic osia (1650) e gli splendidi armadi della sacrestia che custodiscono artistici e preziosi paramenti ricamati in oro, argento e pittoresco. Del tesoro della Cattedrale (ostensori, reliquiari ex voto d’oro e d’argento) ricordiamo il reliquiario in argento dorato della “S. Spina” di orafo messinese del 1300, “mano argentea” con reliquia di S. Lucia di Francesco Bruno, uno dei più rinomati argentieri messinesi del 1600. La Cattedrale, al suo interno, custodisce una preziosissima urna contenente la salma incorrotta, del Servo di Dio Beato Mons. Antonio Franco Prelato ordinario della Prelatura Nullius di S. Lucia del Mela morto in odore di santità il 2 settembre 1626, beatificazione avvenuta il 2 settembre 2013 alla cattedrale di Messina. (Tutta la  beatificazione del Beato Antonio Franco).

Castello e Santuario Madonna della Neve

Il Castello arabo (837-851), svevo (1228), aragonese (1322) è stato protagonista della storia millenaria della città. Ospitò Federico II di Svevia che poteva dedicarsi alla caccia, suo svago preferito, sui monti vicini ricchi di selvaggina. Lontano dalle ingerenze dei vescovi delle vicine diocesi, nella “sua” Prelatura, poté preparare quella che fu definita la “crociata maledetta”. In questo Castello riecheggiavano i versi delle scuola poetica siciliana ed una tradizione popolare vuole che nella prigione, sotto il vano della torre cilindrica (scoperta nel 1967 durante l’esecuzione di lavori), abbia finito i suoi giorni suicida “Pier delle Vigne”, Protonotaro dell’Imperatore, ma caduto in disgrazia; egli proprio a Santa Lucia doveva godere una stima particolare dal popolo, come attesta una via del centro storico a lui dedicata. Ristrutturato ed ampliato da Federico II di Aragona sovente fu teatro di eventi cruenti e sanguinosi. Nel 1600, decaduto alle funzioni di difesa, abbandonato ed in rovina viene ceduto dal proprietario don Francesco Morra principe di Buccheri, a Mons. Simone Impellizzeri, Prelato del tempo (1673), che provvede subito alla ristrutturazione. La torre quadrangolare, pericolante, viene abbattuta per far posto alla costruzione di un Santuario dove, al centro di una maestosa cornice barocca, viene collocata nel 1674 la stupenda statua marmorea della Madonna della Neve di Antonello Gagini (1529), proveniente dalla chiesetta rurale di contrada S. Giuseppe. Nel 1695, nei locali ristrutturati, viene trasferito dal Palazzo Prelatizio il Seminario che diviene in breve tempo un rinomato centro di studi. Maestri insigni e personalità eccelse ne hanno percorso la storia. Basti ricordare il luciese Abate Antonio Scoppa, letterato, ambasciatore a Parigi del Regno delle due Sicilie ed accademico di Francia ed il filosofo Pasquale Galluppi, natio di Tropea, che da giovinetto ebbe a studiare in questo seminario, diventando professore di Teologia Dogmatica. Viene considerato un luciese d’adozione e molto opportunamente la locale scuola Media gli è intitolata. Ai piedi dello scalone d’ingresso, statua marmorea di S. Michele Arcangelo attribuita ad Andrea Calamech (1572). All’interno della torre cilindrica, è collocata una preziosa biblioteca con incunaboli, cinquecentine e testi molto antichi. Dal belvedere del Castello si gode di un incantevole panorama. L’occhio spazia da Capo Calavà a Capo Vaticano in Calabria, con sullo sfondo le sette perle dell’Arcipelago Eoliano.

Testi tratti da Wikipedia

venerdì 19 agosto 2011

Museo Diocesano della "Prelatura Nullius" di S. Lucia del Mela

La storia del Museo Diocesano della Prelatura di S. Lucia del Mela ha antichissime origini, legate al nome dell’imperatore Federico II di Svevia che scelse la cittadina come luogo di svago e di riposo: lo stesso Federico, nel 1206, avvalendosi delle facoltà di Legato Pontificio secondo il privilegio accordato precedentemente da Papa Urbano II al Conte Ruggero nel 1098, eresse S. Lucia ed il suo territorio in «Prelatura nullius diocesis»1 staccando il territorio luciese dalla diocesi, e ponendo con tale titolo la Chiesa di S. Lucia alle dirette dipendenze della Santa Sede2. Ancora oggi a ricordare il diritto di regio patronato che la chiesa assunse, è l'aquila reale sovrapposta all’antico portale della Cattedrale, divenuta il simbolo della cittadina stessa . Da allora si sono succeduti sessantasette prelati che hanno arricchito S. Lucia del Mela di monumenti, tanto che il piccolo centro può vantare circa venti notevoli chiese e un Santuario dedicato alla Madonna della Neve (con statua marmorea di Antonello Gagini del 1529), collocato in cima al bellissimo promontorio insieme all’antico castello arabo-normanno.
L’attuale Museo Diocesano della Prelatura Nullius, si colloca nell’antico Palazzo vescovile della cittadina, proprio in corrispondenza della Cattedrale : quest’ultima eretta nel 1094 dal Conte Ruggero e ricostruita tra il 1608 e il 1642, su disegno del Ferriati, presenta nel prospetto un magnifico portale marmoreo del XIV secolo, e all’interno una pianta a tre navate e dodici colonne di granito. Tra le opere più importanti nella cappella della santa patrona, la statua marmorea di S. Lucia Vergine e Martire Siracusana attribuita a Francesco Laurana (1430ca.-1502), nell’altare maggiore la grande tela dell’Assunta di Fra’ Felice da Palermo (1771), e l'Ecce Homo in alabastro roseo su base sagomata di agata, attribuito a Ignazio Marabitti (1771). Il Palazzo Vescovile, fatto costruire nel 1608 da Mons. Rao Grimaldi (35º Prelato di S. Lucia) nella piazza Maggiore, a fianco del Municipio dal maestro Vincenzo Ferriato di Novara di Sicilia, fu donato dallo stesso Monsignore con atto dell'8 novembre 1613, al Re come abitazione dei Prelati successori. La Sede Vescovile si mantenne efficiente fino al terremoto del febbraio 1783, che causò ingenti danni. Furono Mons. Ballo (58º Prelato) e Mons. Riccieri dopo, a rendere la sede sontuosa, con pavimentazioni in marmo, damaschi alle pareti e inserendo nella cappella del palazzo un artistico altare marmoreo del 1700 proveniente dall'Oratorio di S. Maria dell'Arco.
 Il cospicuo patrimonio artistico della Cattedrale, raccolto pazientemente dall’attuale Direttore Mons. Raffaele Insana nel corso degli anni, è divenuto dal 1990 l’attuale Museo Diocesano della “Prelatura Nullius” collocato nelle tre sale del pianterreno del Palazzo vescovile. Il Museo è nato allo scopo di valorizzare e tutelare il patrimonio della chiesa luciese e delle altre del territorio circostante, legato profondamente all’aspetto della devozione, come dimostrano i tanti ex-voto ivi custoditi, donati per grazia ricevuta alla patrona della cittadina, S. Lucia Martire, festeggiata durante il 13 dicembre con solenne funzione.

Il breve percorso espositivo presenta:
  1. nella Prima sala, una piccola sezione etnografica dedicata alle testimonianze della civiltà contadina locale; 
  2. nella Seconda sala, il tesoro della Cattedrale e della Prelatura, tra cui gli argenti liturgici appartenenti alla Scuola messinese del XV al XIX secolo di Juvarra, Donia, Bruno, Dominici, D’Angelo, tra cui la Mano Reliquiario di S. Lucia di Francesco Bruno (seconda metà del Seicento)9 e la Corona da statua in argento e gemme rosse di argentiere messinese del 169110; gli ori della devozione, tra cui una selezione dei preziosi gioielli di S. Lucia, e una serie di numerosi occhi “apotropaici” in lamina d’oro e d’argento; antichi messali romani. 
  3. nella Terza sala, i preziosi paramenti liturgici dal XVI al XIX secolo, testimonianze della fiorente produzione della seta nel territorio della Prelatura, divenuto nei secoli fornitore maggiore del materiale grezzo per le maestranze messinesi.
L’analisi delle collezioni ha evidenziato con particolare attenzione, i gioielli del tesoro di S. Lucia esposti nelle due teche centrali Seconda sala, raffrontandoli con tipologie d’oreficeria votiva similari ritrovati all’interno di questa ricerca, come ad esempio gli orecchini con placchetta di porcellana dipinta, le parures con lavorazione en repoussé floreali, le “buccole” in oro e le collane legate alla funzione “apotropaica” del corallo. 

 FONTE: www.unipa.it/



martedì 16 agosto 2011

Centro storico

Le origini di S. Lucia del Mela, l’antica Mankarru, si perdono nella notte dei tempi. Reperti greci (Padre Parisi ubica sulla sponda sinistra del Floripotamo, l’altro fiume di Santa Lucia, il tempio di Diana Facellina) e due tombe romane del II secolo. a.C. attestano la presenza in questi luoghi di insediamenti greco-romani. Nella galleria delle carte geografiche in Vaticano, Padre Ignazio Daddi, (nella parte classica dipinta a rilievo, con l’italiano del tempo (1529)) chiama questa città “Santa Locia”. La storica vetta del Mankarru o Mankarruna, grazie alla posizione strategica, è stata un importante presidio militare per tutte le dominazioni che si sono succedute. Sui resti di una cinta muraria ellenica i Bizantini edificarono un fortilizio ricostruito dagli Arabi tra l’837 e l’851. Sul declivio del colle i Musulmani costruirono anche una moschea fortezza trasformata nell’alto Medioevo nella Chiesa di S. Nicola. Nella zona esisteva, come ricorda il nome di una via, un Lavacro dei Saraceni, lavatoio pubblico riservato alle donne musulmane ed una tomba con l’iscrizione araba andata perduta. Con l’avvento dei Normanni, il conte Ruggero, per adempiere al voto, dopo la vittoria sugli arabi, fece costruire una chiesa ai piedi del castello dedicandola alla Santa martire Lucia di cui era devoto (1094). Da quella data l’arcaico nome Mankarru scompare per far posto a quello cristiano di Santa Lucia. Nel 1206, con l’istituzione della “Prelatura Nullius” da parte di Federico II di Svevia che aveva scelto il nostro sito come luogo di svago e di riposo, il tempio ruggeriano diviene Cattedrale. D’allora ben 67 Prelati si sono succeduti sulla cattedra luciese rendendo memorabile la nostra città che si è via via arricchita di magnifiche chiese e di numerose opere d’arte. Fatto ancor più singolare, il Prelato di Santa Lucia era insignito dell’onore di svolgere le mansioni di cappellano Maggiore del regno e come tale aveva il diritto di sedere in Parlamento all’11 posto. Con Federico II di Aragona la città venne fortificata con una munita cinta muraria ed il castello ristrutturato. Con un proclama si invita la popolazione della Piana soggetta a ricorrenti scorrerie piratesche a stabilirsi a S. Lucia, che venne anche ripopolata con una colonia lombarda. Fu anche sede di un'importante Giudecca, una numerosa comunità ebraica individuata nell’attuale zona della Candelora fino al 1492, anno della loro espulsione dal Regno di Sicilia. Fiorente e stata l’industria della seta e l’attività mineraria dovuta allo sfruttamento di galena argentifera. La città, in quanto demaniale, poteva vantare molte famiglie nobili. Magnifiche chiese, palazzi, fontane avanzi di architettura medievale e rinascimentale fanno di Santa Lucia del Mela una città, meta d’obbligo per gli amanti del turismo culturale.





Testi tratti da Wikipedia

lunedì 15 agosto 2011

Presepi viventi nel messinese

Nella cultura siciliana il Natale si presenta come un rito familiare, associato alla memoria dell’infanzia.
Il "Presepe Vivente luciese" è una vera e propria rappresentanza teatrale che consente al visitatore di immergersi completamente nella realtà, avvolto dai profumi, dalle litanie, dai rumori, dalle musiche della stessa rappresentazione, e dai sapori dei cibi che ha modo di assaggiare durante il percorso. Vi è un contatto diretto tra figurante-attore e il visitatore che parlano e interagiscono.
L’evento che si intende allestire coniuga la componente religiosa con quella culturale, propria delle tradizioni luciesi, per impossessarsi della propria identità e per conservare e trasmettere il patrimonio dei saperi tradizionali alle nuove generazioni e ai visitatori.
E’ una forma di auto rappresentazione sociale, un modo per ritrovarsi e riconoscersi, per coniugare il presente con il passato di un paese che racconta e che al tempo stesso si racconta, acquisendo un identità collettiva.
Il “Presepe vivente luciese” è stato realizzato per la prima volta nel 2009, ottenendo significativi apprezzamenti, non solo dalla comunità luciese, ma anche e soprattutto dai comuni limitrofi. Riproposto nel 2010, è stato oggetto di una sorprendente affluenza di pubblico da tutto il comprensorio, dai comuni della Provincia di Messina e dai visitatori provenienti da comuni ricadenti sul territorio siciliano e da turisti.
Ampia è la partecipazione attiva dei cittadini luciesi sia nell’allestimento delle capanne e scenografie e sia come figuranti.
La rappresentazione teatrale riguardo la scena della Tenda dei Re Magi e del Palazzo di Erode e le musiche delle ciaramelle sono a cura dell’”ASSOCIAZIONE ANTICHE TORRI” con sede a Santa Lucia del Mela.

Siamo Qui

La rappresentazione avverrà nei seguenti giorni:
25/26 dicembre 2014
1/6 gennaio 2015

- Degustazioni di prodotti tipici

Si organizzano VISITE GUIDATE delle opere d'arti della Città
su prenotazione nei giorni 26  dicembre 2014 -   6 gennaio 2015


Contattare:
 Sig.na Maria Giovanna Romano 333.5019024
marialipari30@tiscali.it